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INQUINAMENTO LUMINOSO PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela   

INQUINAMENTO LUMINOSO.

Effetti collaterali sulla flora e la fauna.

ECOLOGICO: FAUNA E FLORA

La luce è sempre stata la base dell’evoluzione e della sopravvivenza di tutti gli esseri viventi. Il Sole, oltre che principale fonte di luce, è fonte di esistenza. È però l’alternanza tra buio e luce il fattore fondamentale per la vita. Quando questo equilibrio si interrompe sugli ecosistemi vengono provocati danni irreversibili.

Sono stati effettuati numerosi studi sul comportamento degli animali in risposta alla luce artificiale.

Gli animali che più soffrono di questo fenomeno sono gli uccelli. Questi infatti usano l’orientamento astronomico durante le migrazioni notturne, le quali vengono deviate dalla presenza di forti sorgenti luminose artificiali.

È stato riscontrato a Cagliari il caso di uccelli migratori che si dirigevano verso un potentissimo faro che per ragioni di sicurezza illuminava una zona industriale disperdendo luce verso l’alto.

Altri animali in pericolo sono le farfalle notturne, che vengono disorientate dalle luci, poiché impostano le loro rotte basandosi sulla Luna e sulle stelle luminose. Le falene, attratte dalla luce artificiale, si ritrovano in ambienti non idonei alla loro sopravvivenza, gli sciami migratori si disperdono e vengono decimati.


Uno degli studi più eclatanti è quello di Witherington, che risale al 1992, a proposito delle tartarughe di mare, le quali depongono le uova proprio di notte. Gli esperimenti sono stati effettuati in un tratto selezionato di spiaggia in condizioni di buio e lontano dagli insediamenti umani. Sono stati poi illuminati due diversi settori di spiaggia: il primo con lampade ai vapori di mercurio, l’altro con lampade al sodio a bassa pressione. I risultati sono stati evidentissimi: nella zona illuminata gli insediamenti di tartarughe marine sono di gran lunga meno numerosi rispetto alle zone buie, inoltre la zona con lampade ai vapori di mercurio presenta una quantità di tartarughe notevolmente bassa fino a 50 metri di distanza dalla fonte luminosa, cosa meno evidente per quanto riguarda l’illuminazione al sodio. Per di più il numero di
tartarughe che solo transitavano nelle zone luminose aveva subito un grande abbassamento ed era variato anche il loro percorso per raggiungere il mare. Witherington sostenne dunque che le radiazioni luminose emesse dalle lampade con emissioni spettrali ampie (vapori di mercurio) interferivano con lo spettro di sensibilità visiva delle tartarughe, le quali confondevano le luci delle lampade con la luce diurna. Il persistere di un fenomeno del genere sulle spiagge determinerebbe l’estinzione della specie.